
La strategia REPowerEU, per come è stata presentata nei giorni scorsi, non tiene in sufficiente considerazione l’energia pulita generata da biomasse solide e bioenergie. La reazione porta la firma di oltre 500 imprese e associazioni europee del settore, tra cui le italiane Aiel, EBS e Fiper.
Rappresentate da Bioenergy Europe, le tre organizzazioni hanno scritto una lettera ai vertici dell’Unione europea per sottolineare la mancanza di visione del nuovo piano energetico. E i rischi dell’aver trascurato il contributo di queste fonti rinnovabili quali soluzioni già disponibili, efficaci e sostenibili per ridurre la dipendenza dalla Russia.
Il programma della commissione Ue si pone appunto come primo obiettivo la riduzione della dipendenza dalle fonti fossili russe. Guidando al contempo la transizione ecologica dei prossimi anni attraverso una serie di azioni specifiche. Tra queste, il risparmio e l’efficientamento energetico, la decarbonizzazione e la diversificazione delle forniture, l’aumento dell’uso di energia pulita e il finanziamento di nuove infrastrutture.
Attualmente, il piano operativo fa riferimento a biomasse solide e bioenergie solo in un paragrafo che ne riconosce il contributo nel mix energetico rinnovabile. Qui si prevede anche un aumento moderato ma costante del settore al 2030. Aiel, EBS e Fiper chiedono tuttavia una maggiore trasparenza nella comparazione dei costi reali e del risparmio di CO2 tra le diverse opzioni, per stimare l’impatto a breve e a lungo termine. Negli ultimi mesi, infatti, il settore delle bioenergie è diventato sempre più competitivo in tanti ambiti: produzione elettrica, industria, trasporti, agricoltura e riscaldamento. Le biomasse solide, in particolare, hanno un potenziale poco sfruttato e fornirebbero un importante vantaggio anche in termini economici e sociali.
Le associazioni sottolineano inoltre che queste soluzioni rinnovabili possono dare un ampio contributo alla decarbonizzazione del riscaldamento. Oggi, infatti, l’economia forestale in Italia risulta essere sottoutilizzata. Lo dimostra il raddoppio della superficie forestale nazionale negli ultimi 50 anni e i livelli di prelievo dell’incremento legnoso annuo compresi tra il 18 e il 34%. Percentuali basse se confrontate con la media europea del 62%. Insomma, c’è ampio spazio per la valorizzazione energetica della risorsa legnosa attraverso l’adozione di un sistema di gestione forestale sostenibile.
Un secondo aspetto riguarda i risvolti economici e occupazionali di questa strategia. Puntare sull’impiego delle biomasse legnose significa rivitalizzare l’intera filiera legno, presidiare il territorio, in un’ottica di economia circolare e di redistribuzione del reddito nelle aree periferiche. Investire in reti di teleriscaldamento cogenerativo a biomassa legnosa, anziché destinare le risorse a nuove reti di metano, rappresenterebbe dunque una scelta di politica industriale ed energetica di medio lungo-periodo, a beneficio del made in Italy. Un’occasione importante per emanciparsi dal gas russo, ma anche per centrare i target di sostenibilità al 2030 e conservare la biodiversità.
